mercoledì 28 giugno 2017

L'Asino di Buridano

Giovanni Buridano, filosofo francese del Medioevo, creò la famosa teoria-paradosso che da lui prese il nome di Asino di Buridano. La teoria dice che “Un asino affamato è accovacciato esattamente tra due mucchi di fieno, ma non c'è niente che lo determini ad andare da una parte piuttosto che dall'altra. Perciò resta fermo e muore”. A questo paradosso allude Dante Alighieri nel canto IV del Paradiso:
Intra due cibi, distanti e moventi
d’un modo, prima si morria di fame,
che liber’omo l’un recasse ai denti.                               
A titolo personale aggiungo che ad un esame di maturità mi capitò di chiedere ad uno studente se conosceva L’Asino di Buridano. Al che lo studente ebbe gioco facile nel rispondere che lo aveva sempre trascurato, trattandosi di un filosofo che era universalmente considerato per l’appunto un asino.
Cose che succedono, certo, nella scuola disastrata dei giorni nostri, ma non si pensi che l’Asino di Buridano sopravviva soltanto nelle scuole, perché, già da qualche tempo, esso conosce una inaspettata fioritura anche nel variegato mondo della politica. C’è solo da precisare che quella teoria ha cambiato nome, perché adesso si chiama Teoria dei due forni, anche se in sostanza non c’è differenza nel risultato finale: muore l’Asino di Buridano e muoiono, o almeno finiscono male, gli assertori della Teoria dei due forni.
Il primo significativo esponente della teoria fu Bettino Craxi, buonanima, che, al momento dei suoi maggiori successi politici con l’allora Partito Socialista, si alleava ora con il partito Comunista, ora con la Democrazia Cristiana, a seconda di come più gli conveniva. A prescindere dalle sue notevoli capacità politiche e al netto della vergognosa persecuzione giudiziaria alla quale fu sottoposto, si sa come è finito Bettino. E’ morto in esilio, ad Hammamet in Tunisia, e, nel momento del bisogno, a nulla gli valsero i doppi e tripli forni con cui aveva alimentato i suoi successi politici, perché si ritrovò abbandonato da tutti, anche dai suoi fedelissimi.
Il secondo significativo esponente fu Giulio Andreotti, il Divo Giulio, il quale aveva fatto della Teoria dei due forni l’essenza della sua attività politica. Del resto lui stesso, con estremo candore, era solito ripetere: ”Perché limitarsi a comprare il pane sempre allo stesso forno, quando ce ne sono due a disposizione?” E lui non esitò a sfruttare tale possibilità, formando governi ora con il Partito Socialista, ora con il Partito Liberale, finché alla fine non si decise ad imbarcarli tutti e due nella maggioranza, formando i famosi Governi Pentapartito. Il Divo Giulio, come è risaputo, subì anche lui una ventennale persecuzione giudiziaria per concorso esterno in associazione mafiosa: persecuzione che amareggiò grandemente gli ultimi anni della sua vita e da cui riuscì a venir fuori solo con una arzigogolata sentenza assolutoria, tirata fuori dalla nostra Magistratura creativa.
Roba del passato, certo, ma negli ultimi tempi la teoria ha conosciuto un’inaspettata reviviscenza, grazie al cavalier Silvio Berlusconi, il quale, con una certa disinvoltura, sembra aver dimenticato i suoi venti anni di precedente attività politica. Lui che era per il sistema elettorale maggioritario, ora fa il tifo per il proporzionale, lui che era per la designazione secca del premier, ora propende per la trattativa post elezioni, lui che era per il principio dell’o di qua o di là, ora sembra dire e non dire, appare disponibile alla trattativa, al compromesso, con un ritorno pericoloso alle peggiori tradizioni della politica italiana. E’ vero che egli cerca anche di giustificare le sue giravolte, ma poi finisce che “pezo el tacon del buso”, peggio la toppa del buco, come dicono a Padova.
Ora, sia ben chiaro, non è che improvvisamente il Cavaliere sia impazzito o rimbambito, anche se va per la veneranda età degli ottanta. Io l’ho votato tante volte, ma le sue posizioni degli ultimi tempi suscitano negli elettori di centrodestra una certa perplessità, per non dire altro.
Che qualcosa sia cambiato negli ultimi tempi lo si deduce anche da quello che sta avvenendo nella stampa e nella Tv di sua proprietà. Solo a voler fare qualche esempio, su Rete4 hanno snaturato la trasmissione I fatti vostri, licenziando Maurizio Belpietro e trasformando la trasmissione in qualcosa di insulso. Pare poi che abbiano intenzione di abolire Quinta Colonna. Anche il TG5, il famoso TG5, negli ultimi tempi sembra diventato la brutta copia del TG1 e risulta emotivamente coinvolgente quanto la lettura della Gazzetta Ufficiale. Sul Giornale ci vuole infine tutta l’abilità di Alessandro Sallusti per cercare di star dietro alle frequenti giravolte del Cavaliere.
Alle ultime elezioni amministrative il travolgente successo del Centrodestra unito non sembra avere scalfito più di tanto la nebulosità del Cavaliere, il quale una volta sembra pendere dalla parte di Matteo Salvini, un’altra volta dalla parte di Matteo Renzi. A quale dei due Mattei vadano le sue reali preferenze è un dilemma ancor tutto da chiarire.
Personalmente ritengo che le attuali incertezze di Berlusconi siano anche una conseguenza della lunga persecuzione giudiziaria alla quale egli è stato sottoposto e che per molti versi lo hanno segnato e forse anche terrorizzato, a parte alcuni suoi errori personali e tutto sommato veniali. Bisogna dargli atto di tutto quello che egli ha fatto per l’Italia e per il rinnovamento della politica, ma la sua ricchezza, che una volta costituiva il suo punto di forza e la base della sua indipendenza e del suo libero sentire, alla lunga si è rivelata il suo tallone d’Achille e lo ha reso, ritengo, ricattabile.
Comunque il Cavaliere è adulto, fin troppo, vaccinato, battezzato, cresimato ed è libero di fare quello che vuole. Una sola cosa non gli è consentita: prendere in giro gli elettori. Parli chiaro e dica quello che vuole fare da grande. Gli elettori si regoleranno di conseguenza, anche se non ci vuole il mago di Arcella per capire che, nel caso di alleanza con Renzi, il suo partito diventerà insignificante e la stragrande maggioranza degli elettori lo abbandonerà. Ed io sarò tra questi.
Per ritornare al discorso iniziale, non vorrei che il Cavaliere finisse male come l’Asino di Buridano. Quello morì d’inedia, per la sua indecisione su quale mucchio di fieno scegliere. Al Cavaliere auguro di cuore altri cento anni di vita, ma non vorrei che egli morisse politicamente per la sua indecisione su quale Matteo scegliere.
Ezio Scaramuzzino


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