venerdì 14 ottobre 2016

Il Premio Nobel

                                       Dario Fo e Bob Dylan
Una giornata significativa quella del 13 ottobre 2016. Muore Dario Fo, ex premio Nobel  per la letteratura e nello stesso giorno identico riconoscimento viene attribuito al cantautore americano Bob Dylan, presumo per i testi, non certo per gli spartiti musicali delle sue canzoni.
Già il premio a Dario Fo suscitò a suo tempo molto sconcerto e in tanti avvertirono in esso una pericolosa involuzione, tale da far ritenere che non poteva essere più considerato serio un premio che in precedenza era stato assegnato, per limitarci all’Italia, a Eugenio Montale, a Luigi Pirandello, a Salvatore Quasimodo.
Ho già avuto modo di parlare di Fo, qualche mese addietro, in occasione della morte di Giorgio Albertazzi (leggi qui), quasi che i due avessero vissuto delle vite parallele, ed in quella circostanza sostenevo che forse l’unico, grande merito artistico di Fo era stato quello di trovarsi, a differenza del suo gemello, politicamente schierato dalla parte giusta della barricata. Non potevo d’altra parte ritenere degna del Nobel quella banale trovata linguistica, conosciuta con il nome di grammelot, né quella sua polemica fastidiosa e continua contro la chiesa cattolica, cosa che non gli conferiva certo l’aureola del martire, quasi egli fosse un novello Giordano Bruno o  Galileo Galilei, dal momento che oggi dir male della chiesa è diventato molto più facile, più comodo  e più redditizio dello sparare alla Croce Rossa. Tralascio poi, per carità di patria, le sue prese di posizione in occasione dell'assassinio del commissario Calabresi ed in altri clamorosi episodi legati al terrorismo rosso. Ho sempre ritenuto che quell’assegnazione del Nobel a Fo costituisse  uno svilimento dello stesso Nobel, ormai chiaramente orientato, come si è agevolmente visto negli anni successivi, al fiancheggiamento di una certa politica,  almeno per quanto riguarda i settori non scientifici (pace, letteratura, economia), dove la faziosità, l’arbitrio, la stupidità legata alla presunzione e lo spirito di cordata la fanno ormai da padrone.
Lo si nota del resto anche nell’odierna attribuzione a Dylan, il quale è stato autore di qualche bella canzone,  come Blowing in the Wind, è stato punto di riferimento per un’intera generazione di pacifisti, figli dei fiori, hippies e contestatori vari negli ultimi decenni del secolo scorso, ma che solo con difficoltà vedo degno del premio Nobel, almeno del Nobel di quando esso era ancora una cosa seria.
      Ma tant’è. Penso che bisogna rassegnarsi e ricordare con amarezza che non hanno vinto il Nobel scrittori e poeti del calibro di Giuseppe Ungaretti, Lev Tolstoj, Graham Greene, Jorge Luis Borges, Oriana Fallaci.
Oggi, per vincere il Nobel per la letteratura, bisogna essere schierato politicamente dalla parte giusta, avere un certo successo mediatico, non andare contro corrente. Dario Fo e Bob Dylan avevano questi requisiti e sono stati giustamente premiati. Mi dispiace solo per Checco Zalone: dovrà ancora aspettare, penso per molto.


1 commento:

  1. Due appunti: alle benemerenze di Fo c'è da aggiungere la totale - e attivissima - adesione alle teorie complottiste sull'11 dicembre. Blowing in the wind a me è sempre apparsa così tanto scema, così tanto sciapa, così tanto insulsa, così tanto nulladicente... Degno manifesto dei pacifisti, giustamente (se abbia anche fatto qualcosa di buono non lo so, perché ha una voce talmente sgradevole che proprio non riesco ad ascoltarlo. Non ci sono mai riuscita).

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