lunedì 29 agosto 2016

L'Italia che ci attende

 Tra clandestini e nuovi poveri
Questo post, L’Italia che ci attende, è per molti aspetti intimamente legato a quello che lo precede, Per non dimenticare. Entrambi sono condensati in un breve video di 2-3 minuti, con in più la presente breve introduzione esplicativa. Nel precedente post osservavo la situazione dell’Italia tra la condizione dei parassiti clandestini (non ci bastavano i nostri!), che ci prendono in giro raccontandoci di essere in fuga da fantomatiche guerre, e quella dei nostri fratelli terremotati. Nel presente post osservo sempre la situazione dell’Italia tra la condizione dei parassiti di cui sopra e quella dei nostri fratelli nuovi poveri, che purtroppo tendono a diventare sempre più numerosi.
Ho avuto qualche esitazione nella scelta del titolo del post odierno e voglio precisare che L’Italia che ci attende non è solo quella del domani, del futuro, ma è anche quella di oggi, quella che ci attende e che possiamo osservare dietro l’angolo, se solo abbiamo la voglia di vedere e di capire.
Un’ultima precisazione voglio fare in merito alla sequenza di post che negli ultimi tempi ho dedicato e che intendo continuare a dedicare al problema dei clandestini. Ho già detto tante volte che questo è il primo problema dell’Italia di oggi e tante altre volte ho aggiunto che le parole non bastano più. E’ vero: le parole non bastano più ed è ora di passare ai fatti. Perché un governo, che ha dichiarato una sorta di guerra al popolo italiano, determinandone in maniera scientifica e programmata il declino e la conseguente scomparsa finale, non merita di esistere.
[Cliccare sul breve video seguente]
L'Italia che ci attende

sabato 27 agosto 2016

Per non dimenticare


Terremotati e clandestini nell'Italia del 2016.
(Clicca sul link seguente)
                                 Per non dimenticare

venerdì 26 agosto 2016

Un grido per non morire


Normalmente nel mio blog non pubblico post di altri. Faccio eccezione per Magdi Cristiano Allam, il cui post di ieri su fb mi ha colpito per quanto è secco, crudo, mirato. Evidentemente anche lui, che in genere è abbastanza controllato, ha capito che le parole non bastano più e che, se dovessimo limitarci alla guerra delle parole, saremmo destinati a perdere, perché ormai troppo grande è la disparità tra la potenza dei mezzi d’informazione asservita al potere e quella di coloro che hanno deciso di ragionare e di non portare il loro cervello all’ammasso.
Diceva Oriana Fallaci che ci sono dei momenti, nella vita degli individui e dei popoli, in cui il silenzio equivale alla vergogna e alla viltà. Orbene dobbiamo deciderci a resistere, a farci ascoltare, gridando ad alta voce la verità, e soprattutto dobbiamo deciderci a non voler morire per viltà.
Non dimentichiamo la lezione della Storia. Nel 1776 lo sversamento in mare di alcuni sacchi di tè nel porto di Boston fu la scintilla che sconvolse un continente e determinò la nascita degli Stati Uniti d’America. Nel 1989 la repressione di una manifestazione a Timisoara fu la scintilla che portò alla libertà della Romania ed all’abbattimento del tiranno Ceausescu. Nel 2010 il sequestro di una bancarella di frutta in un mercato di Tunisi fu la scintilla che portò alla libertà della Tunisia ed all’abbattimento del dittatore Ben Alì. Mi limito a pochi esempi.
Oggi in Italia abbiamo al governo una banda di irresponsabili e di incapaci, per non dire di peggio, che ha dichiarato guerra al popolo italiano e che in maniera scientifica e programmata ne sta determinando il declino e la conseguente scomparsa finale. Il terremoto del Reatino che ha sconvolto una delle più belle zone d’Italia e ha causato la scomparsa di tanti nostri fratelli, con le conseguenti, criminali decisioni del governo Renzi, può e deve essere la nostra scintilla. Non aspettiamo più.

[Chi approva il contenuto di questo post è vivamente pregato di condividerlo. Grazie.]

Cari amici, con quale coraggio Matteo Renzi annuncia spavaldamente che il governo erogherà a sostegno dei terremotati 234 milioni milioni prelevati dal Fondo per le emergenze nazionali, quando per i clandestini sono stati stanziati 3,3 miliardi di euro?
Con quale coraggio il governo allestisce le tendopoli per accogliere cittadini italiani che hanno subito un terremoto le cui conseguenze sono paragonabili a quelle di una guerra vera, quando ospitiamo in comodi alberghi a tre stelle e residence oltre 100 mila clandestini che al 95 per cento sono dei parassiti che ci prendono in giro raccontandoci di essere in fuga da fantomatiche guerre?
Con quale coraggio il governo non ha ancora provveduto ad accordare a ciascun terremotato una somma congrua per garantirgli una sopravvivenza dignitosa, quando a ciascun clandestino diamo 35 euro al giorno per la copertura di vitto e alloggio, più 2 euro e mezzo al giorno per le sue spese personali?
Cari amici, denunciamo il comportamento anti-italiano di questo governo che discrimina gli italiani, che privilegia i clandestini accordando loro ciò che non è concesso agli italiani. Gli alberghi e i residence, i 35 euro al giorno, i 2 euro e mezzo al giorno per le spese personali, l'assistenza sanitaria e l'istruzione totalmente gratuite, siano garantiti ai terremotati italiani, non ai clandestini. Siamo in Italia e l'Italia è la casa degli italiani. L'Italia non è una terra di nessuno e non deve trasformarsi in una terra di conquista da parte dei clandestini e degli islamici o di chicchessia. Questo governo è una vergogna nazionale e non ci rappresenta. Prima gli italiani!
Magdi Cristiano Allam
25 agosto 2016


martedì 23 agosto 2016

Un posteggio per la mia auto (racconto) di Ezio scaramuzzino


  Oltre che cittadino crotonese, sono anche un modesto azionista di Comune di Crotone SpA. Qualcuno si chiederà: “Ma per caso il nuovo Sindaco Ugo Pugliese ha deciso di quotarsi in borsa?” Nulla di tutto questo, ovviamente. Io contribuisco soltanto con le periodiche multe per divieto di sosta, che hanno l’unico merito di rimpolpare un pochino le esangui casse della nostra amministrazione comunale.
     Ogni anno pago mediamente due o tre multe, per un ammontare di circa 70-80 euro, che non sono certamente una gran cifra, non dissestano certamente nessun bilancio familiare, ma consentono comunque ai nostri amministratori di fare qualche spesuccia in più. E poi 80 euro di qua, 80 euro di là, alla fine si riesce a racimolare un bel po’ di soldini, tanto quanto basta per qualche altra sagra della salsiccia o per qualche cantante reduce dal festival di San Remo o dal festival di Rocca Cannuccia.
Fino a qualche tempo fa ero rassegnato: questi contributi periodici erano addirittura messi in conto e previsti nel mio bilancio personale. D’altra parte è risaputo che, tra i tanti vantaggi di quelli che abitiamo sul lungomare, tra i rumori dell'originale e cervellotico fondo stradale e delle grate dissestate lungo il percorso, c’è anche quello non trascurabile di poter trovare un tranquillo posteggio, specie d’estate, solo se si dispone di un potente binocolo che consenta di bucare gli spazi siderali, superare il Sistema Solare ed approdare sulle lande desolate di qualche lontano pianeta sperduto nell'Universo.
Ma non nascondo che da un po’ di tempo ho forse trovato il bandolo della matassa e non caccio più un centesimo (stavo per dire una lira). Certo ci ho riflettuto a lungo, ma alla fine una soluzione l’ho trovata, un po’ come per la scoperta dell’acqua calda. Siccome il mio garage è lontanuccio, mi limito a fare il cacciatore di posti di parcheggio liberi. Come ne vedo uno, ci piazzo l’auto e non la sposto più. L’ultimo l’ho trovato una settimana fa, proprio vicino casa mia. Era da qualche giorno che lasciavo l’auto in posti precari, sempre a rischio di multa. Un pomeriggio mi sono appostato e sono riuscito a precedere di qualche secondo una signora inviperita, che aveva adocchiato lo stesso posto.
Non è mancato un piccolo diverbio. ”Lei non sa chi sono io”, mi fa la signora. Al che io, serafico e calmo: “E’ vero, signora, io non so chi è lei, ma nemmeno lei sa chi sono io. In questo piccolo-vasto mondo noi non sappiamo chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, per che cosa viviamo”. La signora, un po’ perplessa, probabilmente mi ha considerato un po' tocco, mi ha guardato di traverso, ha innestato la prima e si è allontanata velocemente.
    Da allora la mia auto è là, inamovibile come una cariatide, incolonnata e perfettamente allineata al bordo della strada secondo quanto previsto dal Codice della strada e dai regolamenti di Polizia urbana, tranquilla e sicura di sé e, ciò che non guasta, perfettamente controllabile dal mio balcone. L’auto non la prendo più. Mi sposto solo a piedi, per qualunque motivo, ed evito di andare fuori città. Risparmio un bel po’ di soldi e ci guadagno pure in salute. Ogni tanto mi affaccio dal balcone e passo un’oretta a guardarmi la mia auto. Me la coccolo, me la squadro, me la controllo, spasimo per lei. Addirittura qualche volta mi viene la tentazione di scendere, di infiocchettarla, di accarezzarla, di lisciarla, di cullarla. Che goduria!
 Ma non sono tutte rose e fiori!: c’è anche il rovescio della medaglia. Intanto io sono diventato una specie stanziale. Per trovare la foca monaca, bisogna cercare lungo le coste della Sardegna e, per trovare lo stambecco, bisogna cercare sulle Dolomiti. Orbene, se qualcuno vuole trovare me, deve cercare solo entro la cinta urbana di Crotone e, preferibilmente, lungo il tratto che va da Viale Gramsci a viale Cristoforo Colombo. Ma non è solo questo. Da un po’ di tempo, una volta che ho trovato un bel parcheggio, evito di accettare inviti di amici o parenti. Sono io che preferisco invitare gli altri.
Qualche tempo fa ero stato invitato ad una cena da vecchi amici che volevano fare una rimpatriata. Ho trovato scuse, ho abbozzato, poi, visto che ci tenevano tanto, li ho invitati a venire a trovarmi a casa mia. Mi sono piombati tutti a casa, una ventina di persone, alle otto di sera. E’ vero: ho evitato di spostare l’auto, ma la rimpatriata mi è costata un bel po’ di soldi, almeno dieci volte in più di quanto mi sarebbe costata una multa per divieto di sosta. Ho capito, e non ci voleva molto, che forse è il caso di rifare qualche calcolo.

  

domenica 21 agosto 2016

Destra e Sinistra


Considerazioni sopra i due Massimi Sistemi
Nel mondo antico era considerato infausto tutto ciò che proveniva da sinistra e per converso era considerato positivo tutto ciò che proveniva da destra. I Romani, per questo motivo, non mettevano mai per primo il piede sinistro sulla soglia di casa e consideravano apportatore di sciagure un fulmine che squarciasse la metà sinistra del cielo.
Con il passare del tempo la parola “sinistro” assunse il significato negativo che comunemente le si attribuisce, per cui un incidente è anche detto un “sinistro” ed un personaggio sinistro è certamente una persona di cui è bene non fidarsi.
Dopo l’unità d’Italia Quintino Sella, il ministro delle finanze che preferiva pagarsi il biglietto del treno di tasca propria, era orgoglioso di appartenere alla Destra Storica e, come lui, appartenevano a quella Destra personaggi del tipo di Camillo Cavour, Bettino Ricasoli, Marco Minghetti e tanti altri, il cui nome è legato in maniera indissolubile al periodo eroico dell’Italia che stava nascendo.
Nel 1876 arrivò al potere Agostino Depretis, uomo dichiaratamente di Sinistra e con lui fecero la loro prima comparsa nella storia d’Italia il trasformismo, il clientelismo e tutto ciò che normalmente si accompagna agli aspetti più deteriori dell’azione politica.
In quegli anni e per lungo tempo ancora furono considerati di Destra il senso dello stato, la concezione austera della vita, il rispetto della vita altrui, il rispetto per il denaro altrui.
Erano invece considerati di Sinistra già allora la demagogia, il pressappochismo, l’arrivismo. Non c’era proprio gara allora tra Destra e Sinistra.
Di lì a poco apparve sulla scena politica un personaggio come Benito Mussolini, che sarebbe stato considerato di Destra, pur essendo stato direttore dell’Avanti e leader del Partito Socialista. Di lì a poco sarebbe stato considerato di Destra anche Adolf Hitler, che pure il socialismo addirittura lo aveva mantenuto nel nome del suo partito.
La Destra ne rimase irrimediabilmente segnata, non tanto per demeriti propri, ma perché nel frattempo stava succedendo qualcosa di molto grave. Stava succedendo infatti che il mondo libero, che si apprestava a vincere la guerra economica e politica contro il comunismo mondiale, non si era accorto di avere irrimediabilmente perso, per colpevole insipienza ed ingenuità, la guerra delle parole. Questa sconfitta faceva sì che orribili e sanguinarie dittature osassero definirsi spudoratamente “regimi democratici” ed un Paese come l’Unione Sovietica potesse impunemente definirsi amante della pace, nel mentre puntava missili atomici e preparava piani per distruggere la libertà dell’Occidente.
La guerra delle parole impose che Mussolini e Hitler fossero considerati di Destra; impose che all’idea di Destra, con un clamoroso capovolgimento dei valori, fosse associato tutto ciò che di meno bello e nobile possa trovarsi nel pensiero e nell’atteggiamento degli uomini.
La Destra non reagì più di tanto. Il mondo libero, l’Occidente non reagì. Molti si adattarono al nuovo stato delle cose.
Oggi siamo arrivati al punto che molti si sentono in imbarazzo ad essere considerati di Destra. Io non distinguo il mondo tra Destra e Sinistra e, siccome l’unica distinzione che  faccio è quella tra uomini liberi e schiavi, mi piace ritenermi una persona appartenente alla categoria degli uomini liberi. Debbo anche dire però che la categoria politica della libertà si addice maggiormente alla Destra, piuttosto che alla Sinistra. 
E concludo col dire che, pur manifestando delle simpatie, come è ovvio per chiunque, in realtà non mi faccio illusioni. L'amaro sapore dell'età, della conoscenza e dell'esperienza accumulate nel corso degli anni mi induce spesso allo scetticismo e al disincanto. So bene, o credo di sapere, che nessun regime politico e nessuna ideologia danno automaticamente la felicità. Destra e Sinistra da questo punto di vista si equivalgono, perché nessuna delle due, in quanto tali, sono abilitate ad eliminare dalla concreta realtà quotidiana il dolore, la paura, la solitudine, il male di vivere. E forse è meglio così.
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sabato 20 agosto 2016

In giro per Crotone


Che cosa non si fa per un vecchio amico!
Il giorno 15 luglio 2016 ha esalato l’ultimo respiro un vecchio compagno delle mie serate: un televisore a cristalli liquidi, uno dei primi fabbricati circa 15 anni fa e che ha deciso di lasciare questo mondo per passare nel mondo dei più.
Da quando ho imparato parole nuove come TV al plasma o TV LCD, so che questi sono restii ad ogni intervento medico (costa di più ripararli che comprarli nuovi) e perciò, deposta ogni pretesa di riportarlo in vita, ho pensato subito a come approntargli un bel funerale.
Contavo di portarlo al cimitero degli oggetti ingombranti, presso l’ isola ecologica posta nelle vicinanze del rione Gesù, ma l’ho trovata chiusa ed in evidente stato di abbandono (vedi foto in alto). Ho poi saputo che è già chiusa da qualche mese, che ogni tanto qualcuno vi accende una pira  come nei funerali della religione Indù e che, dopo una ripulita generale operata dal nuovo Sindaco nei primi giorni della sua amministrazione, nessuno se n’è più interessato.
Ho chiesto quindi in giro ad un “becchino”, che portava un berretto con la scritta AKREA. Preciso, per i pochi che non dovessero saperlo, che AKREA è la sopravvissuta tra le due società di pompe funebri  per rifiuti solidi urbani della nostra città. L’altra era AKROS, ma è fallita qualche mese fa. AKREA ancora resiste. Sento già l’obiezione: due aziende? Ma non ne bastava una? Forse bastava per i rifiuti, ma non per le assunzioni che bisognava fare. Faccio inoltre presente che per questo servizio il sottoscritto ha stipulato una polizza a vita, con scadenza annuale di circa 500 Euro, cioè un milioncino delle nostre rimpiante ed amate vecchie lire.
Comunque (riprendo il racconto) il becchino di cui sopra mi ha risposto che lui era addetto solo alle pompe funebri dei rifiuti di piccole dimensioni, mentre per il funerale di un televisore da 39 pollici era il caso che io mi rivolgessi direttamente alla direzione.
Ho telefonato alla società AKREA e, dopo vari tentativi, un bel giorno mi ha risposto una gentile signora. La quale gentile signora mi ha preliminarmente chiesto l’età e le dimensioni del “defunto” e, alle mie precisazioni, ha concluso che lo stesso era in possesso dei requisiti richiesti, ma che al momento, per motivi tecnici non meglio precisati, il funerale era di difficile o impossibile attuazione. Mi ha invitato in modo vago a richiamare più in là nel tempo ed io sono rimasto con la rabbia in corpo e con il morto in casa.
Ma non ho disperato. Ho pensato che al mondo deve pur esserci qualche persona gentile disposta a prendersi cura dei defunti. Ho accompagnato il mio vecchio amico in auto e l’ho deposto in placido abbandono sul sedile posteriore. Quando giro per la città in auto, sto sempre attento a vedere se per caso qualche carro funebre volante, o di passaggio, è disposto a prendersene cura, a rimorchiare il mio vecchio amico trapassato e a dargli onorata sepoltura. Non ne ho trovati finora. In compenso ho scoperto  in vari punti della città decorosi cimiteri, ordinati e lindi, ove riposano per l’eternità defunti di ogni stazza e di ogni specie (televisori, frigoriferi, reti, materassi, mobiletti).
Intanto però il mio vecchio televisore è sempre lì, sul sedile posteriore della mia auto. Non parla, non protesta, sta sempre, in dignitoso silenzio, ad aspettare il suo turno. Ogni tanto mi giro verso di lui e lo saluto con un po’ di dolcezza e di malinconia.
L’altro giorno mi è accaduto pure un fatto strano. Ho dovuto frenare in modo brusco ed il televisore ha battuto con violenza al sedile anteriore. Avrò battuto pure io la testa da qualche parte, perché improvvisamente  ho avuto l’impressione di sentire una voce, dal chiaro accento fiorentino, che proveniva dal retro e diceva che “al prossimo referendum l’è necessario votare sì. Ovvia!”. Nello stordimento ho pensato: “Vuoi vedere che questo qui, dopo aver fatto il miracolo di salvare l’Italia in soli due anni, adesso fa pure il miracolo di resuscitare  i morti?”.
Mi sono istintivamente girato ed il televisore era lì, con uno spigolo chiaramente ammaccato, ma sempre al suo posto, inerte e muto come prima. Gli ho detto di avere pazienza, gli ho piegato che i tempi sono difficili e che i cimiteri sono stracolmi e intasati. Gli ho fatto capire che in fondo ci teniamo ancora compagnia come ai bei tempi e che, quando sarà giunto il momento straziante e definitivo dell’addio, certamente mi commuoverò un pochino e una lacrimuccia furtiva spunterà dalle mie ciglia.
Nel frattempo alla radio, che si era improvvisamente ed inspiegabilmente accesa, un comico continuava ad imitare il nostro Matteo.

venerdì 19 agosto 2016

La RAI: di tutto di più


La nuova EIAR
Ai tempi del Fascismo l’EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) e tutta la stampa erano sotto lo stretto controllo del regime. Il Minculpop, come per dileggio gli Italiani chiamavano il Ministero della Cultura popolare, quasi ogni mattina inviava una circolare, comunemente detta “velina”, con cui forniva le indicazioni alle quali tutti i giornalisti dovevano attenersi, pena il licenziamento. Eccone un esempio del 21/10/1933: “Il Corriere della sera  e il Mattino hanno pubblicato due disegni riproducenti il Duce. Uno è piaciuto, l'altro no; vale quindi, anche per i disegni, la norma vigente per le fotografie e cioè che debbono essere precedentemente presentate all'Ufficio stampa del Capo del Governo per avere l'autorizzazione alla pubblicazione.” Ogni tanto  c’erano anche alcune disposizioni un po’ cervellotiche, come quella del 14/06/1940 dopo un incontro tra Mussolini ed Hitler, alla quale è difficile dare una spiegazione logica: “Usare la parola “tedeschi” e la parola “germanici” nella proporzione del 70 e del 30 per cento: cioè dire più spesso “tedeschi”.”
Dopo l’occupazione totale della RAI da parte delle truppe cammellate di Renzi, è risorto il Minculpop e tutti i notiziari di tutte le TV si rassomigliano come gocce d’acqua, per cui basta vederne uno e puoi dire di averli visti tutti. A questa condizione non sfuggono nemmeno i TG delle private, compresa Mediaset, ormai quasi completamente omologata tranne Rete4 che ancora si consente (ma fino a quando?) qualche marachella, compresa Sky, che sembra quasi gareggiare con la RAI in servilismo e leccamenti varî, e compreso anche il TG7 di Enrico Mentana, con la sua opposizione salottiera e al caviale, che, quando proprio vuole esagerare, al massimo arriva a fare il solletico.
L’attuale Minculpop invia anch’esso le sue veline, con periodicità settimanale ed in modo riservato, e la nostra gola profonda a Palazzo Chigi è riuscita a farcene avere una copia, quella valida per il periodo 1-7 agosto 2016. La portiamo a conoscenza dei nostri lettori, con l’avviso che le stesse disposizioni sono state inviate in copia similare ed adattata ai quotidiani Repubblica, Stampa, Corriere della sera, Sole 24 ore, Messaggero.
- Dedicare in ogni TG qualche minuto al viaggio del Presidente Matteo Renzi a Rio per le Olimpiadi. Nel caso di medaglia d’oro in qualsiasi disciplina, inquadrare alternativamente l’atleta ed il Presidente in tribuna, se presente.
- Minimizzare qualunque notizia e qualunque riferimento al prossimo referendum confermativo sulla Riforma Costituzionale. Omettere soprattutto ogni riferimento alle dimissioni preannunziate dal Presidente, nel caso di sconfitta.
- Evitare ogni servizio su episodi minori di terrorismo. Nel caso di eventi non trascurabili, eliminare accuratamente ogni riferimento a motivazioni di carattere religioso e sottolineare, se ci sono, eventuali motivazioni di natura privata, psicologica, patologica. In ogni caso concludere sempre il servizio con Papa Francesco, dando il dovuto risalto alle sue dichiarazioni sulla natura pacifica di tutte le religioni e sull’esistenza di un estremismo anche di origine cristiana.
- Ridimensionare drasticamente le cifre sugli sbarchi di clandestini e comunque non superare la cifra di 5.000 al giorno, anche nel caso di cifre molto superiori. Sostenere sempre che si tratta di profughi che fuggono da guerre e persecuzioni e non ricordare che le strutture di ricezione “sono ormai al collasso”, come spesso si usa dire.
- Negli episodi di criminalità comune, evitare possibilmente ogni riferimento alla nazionalità dei criminali o alla loro religione. I criminali arabo-musulmani vanno indicati come “provenienti  dal Medioriente” e quelli Albanesi o Rumeni come “provenienti dall’Est europeo”. In ogni caso ogni servizio sulla criminalità straniera in Italia deve essere seguito da un altro in cui siano implicati degli Italiani. Vanno bene a tale scopo anche vecchi episodi, opportunamente riciclati.
- Evitare accuratamente, tranne nel caso di episodi clamorosi, il riferimento ad Italiani che protestano per l’afflusso di immigrati e per la loro sistemazione nei loro quartieri. A tale scopo non riportare le dichiarazioni di esponenti leghisti o comunque appartenenti all’area politica della destra. Vanno bene in ogni caso eventuali dichiarazioni di Laura Boldrini, “Presidenta” della Camera dei deputati.
- Ricordare che l’occupazione in Italia, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, è aumentata dello 0,005 % e che il Governo sta studiando provvedimenti utili a superare definitivamente entro il 2025 i problemi degli esodati  della Riforma Fornero. Evitare in ogni caso ogni riferimento all’aumento del debito pubblico.
- Ricordarsi che il Fronte Nazionale di Le Pen in Francia, il Partito Liberale Austriaco (FPÖ), il Partito per l’Indipendenza britannica (UKIP) di Nigel Farage, la Lega di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni vanno sempre definiti come partiti di estrema destra, non di destra. E’ obbligatorio definire di estrema destra anche le singole posizioni di Renato Brunetta e Daniela Santanché nell’ambito di Forza Italia.
- Si riconferma il precedente divieto di utilizzo di alcuni termini con l’indicazione di termini alternativi, come da  seguente elenco:
abusivo - diversamente legale
bidello - non docente
ciccione - diversamente magro
cieco - non vedente
clandestino - profugo
cretino, scemo - diversamente intelligente
culo – lato b
filoitaliano – neofascista, razzista, estremista di destra, ecc.
frocio, finocchio – gay, lesbo, lgbt, diversamente trombante
handicappato – diversamente abile
ladro – diversamente proprietario
morto – diversamente vivo
morto di fame – clochard
nano – diversamente alto
negro – nero, di colore
palazzina occupata da estremisti di destra – covo neofascista
palazzina occupata da estremisti di sinistra – centro sociale
puttana, prostituta – escort
sordo – non udente
spazzino – operatore ecologico
straniero – extracomunitario
zingaro – rom, sinti, nomade
zoppo – non ambulante

Mi fermo qui.



mercoledì 17 agosto 2016

Educazione musicale a Crotone

Una favola moderna
C'era una volta a Crotone un popolo che non apprezzava  la musica, né aveva voglia di conoscerla e di apprezzarla. Del che, giustamente, ebbe a preoccuparsi la giunta  comunale del tempo, quella del Sindaco Senatore per intenderci, che trovò il modo di occuparsi del problema con la seria intenzione di risolverlo una volta per sempre. Ci furono approfondite discussioni e alla fine, con l'ausilio dei tecnici del Comune del settore Lavori Pubblici, anch'essi apprezzati melomani, il rimedio fu trovato. Se gli abitanti di Crotone fossero stati costretti a seguire un corso di Educazione Musicale, certamente ci sarebbe stata una rivolta, o, nel migliore dei casi, una reazione di rigetto che avrebbe vanificato ogni sforzo. A parte il fatto che comunque, in democrazia, certe cose non si possono imporre: ognuno è libero di ignorare i diesis e i bemolle oppure decidere che Jovanotti è il più grande musico mai apparso sulla faccia della terra. No, non era questo il sistema migliore. La musica bisognava sì insegnarla, ma surrettiziamente, facendo finta che si facesse altro. Fu deciso quindi che l' Educazione Musicale sarebbe stata impartita prioritariamente a quegli zoticoni che abitano sul Lungomare e che l'inizio del corso sarebbe coinciso con il ben noto rifacimento del tratto riguardante l'intero Viale Gramsci, avvenuto circa 10 anni fa. I Direttori dei lavori non furono scelti con criteri clientelari, ma con criteri rigidamente musicali: furono scelti in primo luogo quelli che dimostravano di avere cognizioni musicali sull'uso delle percussioni o delle batterie e, in mancanza, l'incarico fu affidato a persone che potessero dimostrare di essere sordi come una campana, in modo che non avvertissero il fastidio di suoni o rumori di alcun tipo. Così finalmente i lavori iniziarono e "finirono" (?), con qualche contrattempo, con qualche rifacimento, con qualche problema, ma "finirono" e tutti oggi possono ammirarne, ed anche ascoltarne, le piacevolezze.
Dico "ascoltarne" non casualmente, perché il Lungomare di Crotone avrà sì qualche difetto, ma ha anche un grosso merito. Ebbene sì, diciamolo pure, il Lungomare di Crotone, come La pioggia nel pineto di dannunziana memoria, è anche una grande sinfonia di suoni.
Non so se qualcuno ha notato quel bianco asse centrale destinato alla raccolta delle acque piovane e su cui insistono numerose, piccole grate in ferro. Bene, quasi tutte queste grate non combaciano bene con la base sottostante e, al passare delle auto, sono fonte di suoni celestiali al cui paragone Mozart appare come un miserabile dilettante. Né qualche malevolo pensi che il tutto sia da addebitarsi all'imperizia del fabbro ferraio che ha costruito le grate. Niente di tutto questo: la cosa è stata scientificamente studiata, fortemente voluta da progettisti, committenti, imprese esecutrici, direttori dei lavori, che tutti insieme si sono adoperati al fine di completare quell'Educazione Musicale di cui si parlava all'inizio.
A ciò bisogna aggiungere il fatto che della primitiva pavimentazione, almeno nella sua parte centrale, a distanza di soli pochi anni è rimasto ben poco e quel poco, dissestato e rattoppato alla meglio, al passaggio di ogni auto accarezza le orecchie e solletica le velleità musicali dei passanti con l’emanazione di suoni flautati e di accordi celestiali. Ma soprattutto, con un successivo rifacimento ( a gloria imperitura del Sindaco Vallone) è stata creata ogni due metri una sorta di linea divisoria a mattoni, che provoca un effetto identico a quello delle bande sonore (mai nome fu più appropriato), o piccoli dossi, utilizzati in altri contesti. L’effetto musicale è fantastico: 24 ore su 24 chi abita in viale Gramsci ha la possibilità di ascoltare un concerto, che al paragone una sinfonia  di Beethoven è roba per sprovveduti.
Qualcuno si chiederà: "Ma lo scopo almeno è stato raggiunto?" Sento di poter rispondere di sì. Io, ad esempio, ho la fortuna di poter ascoltare dal mio soggiorno una grata che, ogni dieci secondi, mi rimanda all'orecchio le quattro note, drammatiche, solenni e maestose con cui Beethoven inizia il primo movimento della Quinta Sinfonia. Confesso che, ogni volta che ascolto quel cupo tu-tu-tu-tu, il mio pensiero si libra nell'aria sull'ali dorate, supera palazzi, clivi e colli, si dirige verso Piazza della Resistenza, entra nel Municipio e rivolge un sentito e commosso grazie alla memoria e/o al ricordo di tutti coloro che hanno voluto rinverdire le mie conoscenze musicali, che rischiavano di appannarsi. Poi ti capita di sentire il tonfo di un mattone che, pizzicato dal passaggio di un’auto, si libra nell’aria, volteggia e ricade con un lamento che sembra ricordare un accordo di Paganini. E non è finita! Passeggi lungo Viale Gramsci, entri in un bar e senti la gente che discute, si appassiona e litiga, non più sul Milan e sulla Juventus, ma sui concerti, le sonate, le sinfonie, i melodrammi. Mi è capitato l'altro giorno di ascoltare un signore che si dichiarava felice di poter ascoltare dalla grata di fronte casa sua la Sarabanda di Händel, mentre altri due signori stavano venendo alle mani perché il primo vantava una presunta superiorità del Minuetto di Boccherini, emesso dalla sua grata, rispetto al Gloria di Vivaldi, vantato dal secondo.
Il mondo va per il meglio. Ci saranno pure tanti problemi nella vita, ma la cultura musicale è in piena fioritura. Certo, sarebbe bello se i responsabili ci offrissero, oltre alla musica, anche qualche balletto, magari con qualche personaggio politico locale impegnato ad esibirsi sul Lungomare per la delizia dei passanti, ma, via, non si può avere tutto dalla vita. Accontentiamoci!




martedì 16 agosto 2016

Giovani politici crescono

La politica come mestiere.
Mi è capitato talvolta di chiedere ai miei studenti che cosa intendano fare da grandi e a quale facoltà universitaria intendano iscriversi. Quasi mai essi manifestano l’intenzione di fare politica. Non so se lo fanno per pudore, perché ormai la politica sembra suscitare disgusto in tutti, oppure se sono veramente convinti di quello che dicono o che non dicono. C’è chi vorrebbe fare il medico, l’avvocato, l’ingegnere, ma nessuno dice che gli piacerebbe fare, che so, il sindaco, il consigliere regionale, il deputato. Eppure tante persone, fin troppe, nel nostro paese fanno politica e statistiche pienamente attendibili riferiscono che circa cinque milioni di persone (più o meno una su dieci, compresi i neonati) campano, e bene, di politica o di attività strettamente collegate alla politica.
        C’è da aggiungere che nel panorama desolante del mercato del lavoro, la politica sembra essere uno dei pochi settori che non conoscono crisi e anzi, pur con qualche modesta contrazione dovuta a motivi di facciata, gli stipendi restano generalmente alti, quando non sono scandalosi ed addirittura vergognosi, ed i privilegi della casta appaiono ben lontani dall’ essere intaccati.
Altra cosa sorprendente nelle risposte dei giovani è che, contrariamente a quanto avveniva una volta, quasi nessuno mette più l’accento su un’idea della politica intesa come servizio o impegno a risolvere i problemi dei cittadini e in genere della società in cui vivono (farebbero solo ridere, se lo dicessero). Dal che si deduce che essi considerano la politica un’attività come un’altra, un’attività da cui ottenere semplicemente di che vivere. E questo avviene anche quando gli interpellati manifestano, più o meno genericamente, idee di giustizia sociale, libertà, ecc…
E allora, se così stanno le cose, (e non mi pare, a voler essere onesti, che si possa sostenere il contrario) qual è il motivo di questa apparente verecondia che induce i giovani a stare lontani dallo “sporco mondo” della politica?
Ritengo che alla base di tutto ci sia qualcosa di non detto, di non ammesso, se non a livello di subconscio, per cui i giovani recitano una parte in commedia e in fondo non sono sinceri, o almeno non riescono ad esserlo.
Si potrebbe fare dell’ironia e ricordare, come qualcuno sostiene, che tutti sono rivoluzionari a 20 anni, riformisti a 30, moderati a 40, conservatori a 50, reazionari a 60.
Il generale De Gaulle, al ministro André Malraux che gli faceva osservare da una finestra dell’Eliseo le manifestazioni del Maggio francese, facendogli presente il pericolo rivoluzionario insito in tali manifestazioni, rispondeva: ”Non vedo particolari pericoli. Questi giovani che sfilano un giorno saranno tutti notai e farmacisti.”
Certo, si può anche sorridere di queste cose, ma a me, quando sento i giovani parlare seriosamente di politica, viene solo un po’ di malinconia.
I partiti politici, tutti i partiti politici, ma soprattutto quelli più legati al territorio e quindi meglio dotati di strutture organizzative, hanno anche delle sezioni giovanili, nelle quali i giovani scimmiottano gli adulti, sbraitano, si agitano, recitano malamente la triste commedia della politica e forse non credono essi stessi in quello che dicono. A questa sceneggiata non sfugge nemmeno l’ultimo arrivato sulla scena politica, cioè il Movimento 5 Stelle, che sta velocemente e malamente dissipando il patrimonio di fiducia che molti elettori gli avevano accordato.
Ti viene da ricordare quello che diceva De Gaulle sul fatto che un giorno anche loro saranno bottegai o impiegati, notai o farmacisti, ma soprattutto, con i tempi che corrono, ti viene da pensare che molti di loro diventeranno semplicemente dei parassiti, che tutti dovremo mantenere a spese nostre.
    Ricordate Mario Capanna, il leader della contestazione studentesca del 68-69? Dopo aver imperversato per tanti anni alla Statale di Milano ed essersi distinto per aggressioni anche fisiche a vari Docenti, ha fatto poi una lunga carriera parlamentare nelle file dell'Ultrasinistra.  Di recente mi è capitato dopo tanti anni di vederlo litigare in TV con Massimo Giletti: difendeva con i denti il suo vitalizio di ex-parlamentare di varie migliaia di Euro al mese. Malinconico tramonto!: da rivoluzionario a difensore del vitalizio. Mi sa tanto che De Gaulle aveva proprio ragione.

lunedì 15 agosto 2016

Lettera d'amore ad Israele


       Io amo Israele.
Ho già raccontato una volta come è nato il mio amore per Israele (leggi qui), ma quel che ho raccontato allora non esaurisce il discorso. Premetto che io sono cristiano cattolico e che sono orgoglioso di esserlo, anche se la mia religiosità è molto lontana da quella di papa Bergoglio. Premetto ancora che so tutto, o quasi, della diaspora, di Ferdinando il Cattolico, dei marrani, dei ghetti, dei pogrom, dell’olocausto e che so anche tutto, o quasi, dell’Israele di oggi, del Neghev, di Ariel Sharon , di Isaac Rabin, di Golda Meir, di Moshe Dayan, del raid di Entebbe, di David Ben Gurion. Ma anche questo non spiega tutto e non esaurisce il discorso.
Perché ancora oggi, quando sento parlare di Israele, mi accorgo che un leggero brivido di emozione mi avvolge? Perché quando vedo i soldati di Israele, uomini e donne, mi sembrano tutti belli nelle loro divise, pronti a volare come se fossero degli angeli, pronti a stendere un velo difensivo sul loro cielo, talché essi potrebbero anche fare a meno dei missili  Patriot? Perché, se vedo lo Yom Hazikaron (leggi qui), il giorno in cui tutto Israele si ferma per un minuto ed al suono delle sirene  ricorda i  soldati caduti per la Patria, mi capita di commuovermi?
E’ difficile dare una spiegazione logica e razionale di questo sentimento ed io non ho la pretesa di darla questa spiegazione.
Io non sono mai stato in Israele e gli unici contatti sono avvenuti in modo indiretto e casuale. Mi sarebbe piaciuto andarci, almeno una volta nella vita, e i motivi sono da riferirsi certamente alla mia cronica mancanza di tempo e alla mia pigrizia. Ma da quest’anno avrò più tempo a disposizione e quindi conto di andarci, finalmente. So già, o almeno immagino, quel che mi attende.
Sbarcherò all’aeroporto di Tel Aviv. Le hostess mi sorrideranno e mi daranno il benvenuto. In albergo alla reception mi sorrideranno e mi daranno il benvenuto. Al pomeriggio andrò a visitare lo Yad Yashem e rivivrò la Shoah tra il sorriso mesto e contenuto delle guide. Vedrò un po’ dovunque i soldati dell’IDF, vigili e tesi, ma che non mancheranno di essere gentili con chi, come me, si avvicinerà loro in segno di pace e di amicizia. Toccherò e calpesterò la terra sacra d’Israele e ogni luogo mi racconterà la storia di un popolo che ha tanto sofferto, che è attaccato alla vita e che, soprattutto, ha tanta voglia di continuare a vivere.
Perché questo è oggi Israele: uno stato, un popolo che ha bisogno di essere amato. Ed io lo amo. Vola, vola Israele e colpisci, quando qualcuno si lascia saltare in aria per incutere il terrore. Vola e colpisci, quando gli assassini con il turbante e la kefiah usano i coltelli per sconvolgere la tua vita. Vola e colpisci, quando i missili Qassam vengono lanciati da Gaza per distruggere le scuole di Sderot e toglierti la pace. Vola e colpisci quando le navi dei falsi pacifisti cercano di forzare il blocco che deve impedire il passaggio delle armi. Vola e colpisci quando i terroristi costruiscono dei tunnel per favorire l'incedere della morte e della distruzione. Vola, colpisci e distruggi i subumani che si rifiutano di dare la mano ai tuoi atleti alle Olimpiadi di Rio. Vola, vola, Israele. Tu non sei solo. Il nostro amore e la tua forza sono più forti dell’odio dei tuoi nemici. E le porte dell’Inferno non prevarranno.

Per chiudere, si prega di vedere questo breve video sul Giorno della memoria.


sabato 13 agosto 2016

Un premio per Matteo Renzi


Matteo Renzi va per la maggiore. E’ il più giovane primo ministro della storia italiana, gode di un certo seguito, con le buone o con le cattive ha tirato dalla sua parte quasi tutta l’informazione (Stampa e TV) e forse nessuno come lui, tranne naturalmente Mussolini, ha gestito una fetta così ampia di potere. Si aggiunga inoltre che è anche un abile parlatore, difatti non legge mai i suoi discorsi, ha un atteggiamento scanzonato e disinvolto, pare che abbia molto successo con le donne.
Eppure, nonostante tutte queste sue qualità, egli non ha mai ricevuto un premio significativo. Se si pensa che a Barack Obama è stato dato il Nobel per la pace, subito dopo la sua elezione a presidente USA e senza che avesse ancora fatto nulla, c’è di che rimanere perplessi. Ma non dico il Nobel, anche un premio secondario come il Carlo Magno che viene dato un po’ a tutti, senza troppi distinguo, non lo si poteva dare al nostro Matteo? Niente di niente.
Eppure io un premio glielo darei, perché confesso candidamente che a me Matteo Renzi piace. Mi piace il suo modo serio ed alato di affrontare i problemi, mi piace il suo modo di disquisire in modo dotto ed approfondito, specie quando fa sfoggio della sua conoscenza delle lingue straniere. Che goduria quando attacca i suoi pezzi con un Andante Moderato per poi passare improvvisamente alla Marcia Trionfale della stoccata decisiva! Io ritengo che una tale bravura dialettica ed espositiva non debba passare inosservata e ritengo altresì che debba essere comunque premiata. Ma ho un dubbio: con quale premio? Un premio che si ispiri a Totò o ad Eduardo De Filippo? Mi limito ad esporre le due modalità con la speranza che qualcuno, anche l’interessato magari, mi suggerisca il sistema migliore.
Dunque…. Primo sistema….Premio alla Totò……Si invita il premiato (Renzi), lo si fa sedere comodamente su una sedia. Si prende un asciugamani e gli si copre una prima metà del volto. Si prende un secondo asciugamani e si copre la seconda metà del volto, con l’ accorgimento di lasciare bene scoperto uno solo dei due occhi. A questo punto il premiante si discosta un po’, prende la mira e, arrotando la bocca a culo di gallina, lascia partire uno scaracchio verso l’occhio scoperto. Il premio si intende assegnato quando lo scaracchio centra perfettamente l’occhio scoperto a mo’ di bersaglio.
Secondo sistema….Premio alla Eduardo De Filippo…Questo secondo sistema ha il vantaggio, rispetto al precedente, di essere un premio musicale, che forse meglio si addice al virtuosismo dialettico del nostro Matteo. Dunque …in questo caso…si lascia parlare il premiato (sempre Matteo Renzi) a ruota libera. Il premiante, quando si accorge che la predica sta per finire, si prepara per bene, allo scopo di far coincidere esattamente il suo premio sonoro con la fine della predica. Il premiante dunque estroflette leggermente la lingua al di fuori della chiostra dentaria, stringe le labbra ed emette una gran quantità di fiato, facendo attenzione che contemporaneamente la lingua prenda a vibrare con forza fino ad emettere quello che a Napoli è comunemente conosciuto con il nome di PERNACCHIA.
L’interessato è libero di scegliere tra le due modalità.

lunedì 8 agosto 2016

Jendu vinendu3: Alfano-Putin-Scalise


- Nei vecchi regimi dell’impero Sovietico gestivano il potere solo i partiti comunisti variamente denominati: POUP in Polonia, PCUS in URSS, ecc. Forse però non tutti sanno che in ognuno di questi regimi esistevano piccoli e insignificanti partiti, con diverso nome, che in teoria costituivano un’alternativa al Partito Comunista dominante. A titolo esemplificativo faccio un solo caso. In Polonia esisteva il Partito dei Contadini: ad ogni elezione eleggeva un gruppetto di deputati che, quasi sempre, costituivano un’emanazione occulta dello stesso partito Comunista e ai quali era permesso ogni tanto di astenersi nell’approvazione delle leggi. Ma allora a che cosa servivano questi piccoli partiti occulti e semiclandestini? Servivano a che il partito Comunista potesse dire: Ecco, la Polonia non è una dittatura, perché le elezioni sono libere e nel Parlamento siedono rappresentanti di altri partiti, che possono votare come vogliono.
     Mi vengono in mente queste cose ogni volta che penso all’NCD, al partito semiclandestino di Angelino Alfano, ministro degli Interni. L’NCD, dopo una scissione da Forza Italia, è certamente sovradimensionato rispetto alla sua consistenza elettorale, che normalmente si aggira intorno al 2%. I suoi esponenti votano sempre compatti la fiducia al governo di Matteo Renzi, seguono le indicazioni del PD negli altri casi, ma ogni tanto viene loro concesso di astenersi. Sono destinati a scomparire alle prossime elezioni politiche e, in attesa dell’evento, in molti si stanno agitando per posizionarsi al meglio ed evitare il malinconico ritorno a casa, con conseguente perdita della poltrona, anche se non del vitalizio. Alcuni stanno già bussando per un ritorno all’Albergo Forza Italia e probabilmente saranno riaccolti. Personalmente ritengo che la fatica risulterà sprecata, perché in queste condizioni e con questi metodi il disgusto provocato negli elettori sarà talmente forte, che a sparire non sarà soltanto l’NCD: sparirà anche Forza Italia.

-Vladimir Putin non gode in genere di buona stampa nel mondo occidentale: forse perché sta ricostruendo su nuove basi la potenza della Russia, forse perché è il più deciso avversario del terrorismo, in particolare di quello di matrice islamica.  Da qualche tempo la Russia è sottoposta anche a boicottaggio economico da parte Usa ed UE, per aver essa occupato la Crimea, togliendola all’Ucraina. A Barak Obama non è sembrato vero di poter ricreare un clima da guerra fredda e creare un fossato tra UE e Russia. Qualcuno dimentica che la Crimea è una regione russa, abitata da Russi, e che solo in epoca sovietica, quando i confini interni avevano un carattere esclusivamente amministrativo, fu assegnata all’Ucraina. Non casualmente Lev Tostoj, forse il più grande narratore russo, compose i  Racconti di Sebastopoli, ambientati proprio nella penisola di Crimea. Qualcuno si è poi ricordato che Putin ha commesso anche un altro peccato mortale: niente di meno egli ha cambiato unilateralmente i confini usciti fuori dalla Seconda Guerra Mondiale. Purtroppo questo qualcuno ha dimenticato che un peccato ancora più grave è avvenuto in precedenza: nel 2008 la Nato ha creato unilateralmente lo stato fantoccio del Kosovo, dandolo in gestione alla mafia locale, dopo averlo sottratto militarmente, con una guerra impari, all’ex Jugoslavia. Ma tant’è: ognuno ricorda quello che gli fa più comodo. Solo che certi principî o valgono per tutti o non valgono per nessuno.

- Ho cominciato a frequentare la sede dell’Azione cattolica a Scandale all’età di 7-8 anni. Il “presidente”, così lo chiamavamo, era Gino Scalise. Qualche anno fa, l’ultima volta che l’ho visto, Gino mi disse che aveva ritrovato tra le sue vecchie carte alcuni quaderni scritti da me e di cui intendeva farmi dono. Lo ringraziai e decidemmo di rivederci al più presto: ero molto curioso di sapere che cosa potessi avere scritto da bambino. Il 19 ottobre 2014 mi giunse la notizia che Gino era morto. A parte il dolore che me ne venne, pensai subito che quei quaderni non li avrei più rivisti. Quei quaderni sono di nessuna importanza per gli altri, ma importanti per me. Nel caso dovessero saltar fuori da qualche parte, posso dire, a chi eventualmente dovesse venirne in possesso, che io sono sempre disponibile ed interessato ad averli? Di recente è uscita una sua biografia scritta dall’amico Iginio Carvelli, che saluto e con il quale mi è capitato qualche volta di ricordare le qualità umane di Gino Scalise. Che fu una persona semplice, mite, gentile, sempre disponibile a fornire aiuto a chi ne avesse bisogno. Sono sicuro che il suo ricordo durerà a lungo, molto a lungo.

sabato 6 agosto 2016

Jendu vinendu2: Feltri-Pugliese-Pingitore-Renzi-Churchill

- Fa impressione leggere gli editoriali di Vittorio Feltri nella sua nuova veste di direttore di Libero al posto di Maurizio Belpietro. Fa impressione quel suo arrampicarsi sugli specchi, quel suo spaccare il capello in quattro per giustificare la sua nuova posizione fiancheggiatrice di Matteo Renzi. E’ chiaro che perfino lui si vergogna un po’ di quello che dice, anche perché per tanti anni è stato considerato una bandiera del giornalismo anticonformistico, liberale e vagamente anarchico. Ha fatto pena il suo primo editoriale contro Berlusconi, nel quale infierisce contro una persona ormai chiaramente fuori gioco e sono imbarazzanti i suoi editoriali a favore del sì nel prossimo referendum. Non lo giustifico, ma un po’ lo capisco. Il suo essere di destra gli è costato tanto nella sua attività giornalistica, perfino una sospensione dall’ordine per qualche mese (cose che capitano solo a chi è di destra). Evidentemente si è sconfortato e non ce l’ha fatta più, perché anche lui ha famiglia, come sosteneva Leo Longanesi a proposito della bandiera degli Italiani. Pensavo fosse fatto di un’altra pasta, ma era solo un poveraccio, come tanti.

- Dopo l’elezione del nuovo sindaco Ugo Pugliese, per qualche giorno Crotone è stata più pulita. Ma solo per qualche giorno, perché la situazione è già ritornata quella di prima. Forse il neo sindaco pensava che fosse sufficiente emanare una nuova ordinanza con pene severissime per i trasgressori, trascurando di studiarla e prepararla con cura, finanziarla, pubblicizzarla adeguatamente e infine farla rispettare con qualcuno che controlli. Niente di tutto questo è stato fatto e, siccome la raccolta dei rifiuti non si fa con i fichi secchi, non ci voleva molto a capire che anche questa ultima ordinanza avrebbe fatto la fine di tante altre, come le famose gride di manzoniana memoria. Ma Enzo Sculco non glielo aveva spiegato come si fanno certe cose? O forse glielo aveva spiegato e proprio per questo “è finita a schifio”. Spero che le cose cambino, ma non mi faccio molte illusioni. Riempiamoci pure la bocca con Pitagora, Milone, Democede. La realtà è che da circa 10 anni ormai Crotone vive nella cacca e probabilmente continuerà a vivere nella cacca.

- Il sindaco di Scandale Iginio Pingitore lamenta in un’intervista qualche sabotaggio alla rete idrica, da parte di persone non identificate, per creare difficoltà alla sua amministrazione. Può darsi che ci sia dell’esagerazione in quello che dice, ma il solo essere costretti a pensarle certe cose è semplicemente spaventoso. Io conosco bene quel paese, per esserci nato e vissuto fino ai 30 anni, e mi rifiuto di credere che alcune persone possano arrivare a danneggiare se stessi, pur di danneggiare l’avversario politico. Come quel famoso marito, che, per fare un dispetto alla moglie, non esitò a tagliarsi i cosiddetti. Gli inglesi son soliti dire “Right or wrong, it’s my Country (Giusto o sbagliato, è pur sempre la mia Patria)”. Quando io vivevo a Scandale, l’Inglese era poco conosciuto ed ancor meno era parlato, ma nel nostro dialetto eravamo soliti esprimere un concetto simile: “Simu tutti Scandalisi”. Non è più così?

- Sicché è fatta: il canone TV si paga con la bolletta elettrica. Anche io ho pagato ovviamente, ma non nascondo che la cosa mi ha comportato qualche sacrificio. Io vedo poca TV e ancor meno la RAI, ma, quando ogni tanto mi capita, magari involontariamente o con lo zapping, vedo che quasi sempre vi imperversano le solite facce: il grande parolaio Matteo Renzi, detto  Bimbominchia, l’oca giuliva Maria Elena Boschi, altrimenti detta Etruria, ed altri personaggi dello stesso giro. Ora la sola idea di dover contribuire con i miei soldi ad alimentare e mantenere il grande baraccone della RAI e tutti i parassiti che ci mangiano, oltre tutto con stipendi vergognosi e quasi offensivi per l’intelligenza comune, mi induce quasi alla malinconia. E’ così che deve  girare il mondo? Sì?? Per favore, fermatelo! Voglio scendere.

- L’Occidente sta subendo una guerra dall’ISIS, ma si rifiuta di chiamare il nemico con il suo nome, parlando genericamente di terrorismo, non di terrorismo islamico e non escludendo qualche volta che i terroristi in fondo siano soltanto dei depressi. La cosa mi ricorda tanto l’atteggiamento di Stalin dopo l’aggressione nazista all’URSS. Il dittatore comunista si sentiva talmente sicuro della sua amicizia con Hitler, che si decise a mobilitare l’esercito quando ormai era troppo tardi. In condizioni simili le guerre normalmente sono destinate ad essere perse. Tornano utili le parole che Winston Churchill, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, rivolse a coloro che fino al giorno prima si erano opposti in ogni modo all'idea di prendere le armi:” Potevate scegliere fra il disonore e la guerra. Avete scelto il disonore e avrete ugualmente la guerra”.

mercoledì 3 agosto 2016

Jendu vinendu1: Mimun-Bergoglio-Netanyahu-Boschi

- Una premessa per i lettori non calabresi: il titolo di questa rubrica, Jendu vinendu, fa riferimento alla filastrocca-scioglilingua “Jendu, vinendu, buttuni cugghiendu,/ all’uricchiuni cugghiendu buttuni”, che significa “Andando e ritornando, raccogliendo bottoni e raccogliendoli un po’ ad orecchio, a casaccio, come capita”. E’ un po’ lo spirito di quello che intendo dire: notizie frammentarie, curiosità, considerazioni spicciole, con la precisazione che “spicciole” in questo caso non significa "superficiali".   


- Vi capita di seguire il TG5? A me capitava. Lo trovavo un po’ controcorrente, originale  ed anticonformista quanto basta. Negli ultimi tempi  si è un po’ omologato ed i suoi Tg danno, giustamente, largo spazio alle raccolte in mare con conseguente, continuo afflusso di clandestini. I servizi si concludono immancabilmente con la notizia che tutti i centri di accoglienza sono ormai al collasso. Sono 20 anni che questi centri “sono ormai al collasso”. Mimun, quante volte l’hai detto?  D’altra parte  chi ci salverà dall’alluvione? L’unica buona notizia è  che sono sempre più frequenti gli scontri con la polizia da parte di Italiani che non ne possono più. E’ per caso l’inizio di una strisciante guerra civile?

- Don Ciccio Primo è ritornato dalla Polonia con nuove esplosive dichiarazioni. Quando è sull’aereo si lascia andare, perde i freni inibitori e spara cazzate a raffica. Le ultime sono che “tutte le religioni aspirano alla pace” e che “se si parla degli estremisti musulmani, bisogna parlare anche degli estremisti cattolici”. Basta ricordare , dice sempre lui, “quanti cattolici sono violenti con le mogli, con le fidanzate, con i figli”. Sempre più scioccante il nostro don Ciccio: non sapevo che, se mi scappa di dare uno scappellotto a mio figlio, non sono diverso da un terrorista dell’ISIS, che sgozza e stermina 100 Cristiani alla volta. In conclusione: don Ciccio Primo c’è o ci fa? Secondo me, ormai, c’è.

- Esiste un movimento internazionale, il  BDS, (Boycott, Divestment, Sanctions), che si propone di diffondere nel mondo, come dice in inglese la stessa parola, il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro tutto ciò che ha a che fare con Israele, l’unico stato democratico del Medioriente e l’unico che si opponga con decisione al terrorismo islamico. Da quando è nato il movimento, però, le esportazioni da Israele sono aumentate. Come è potuto accadere tutto ciò? Io me lo spiego in un solo modo, anche se parlo per me stesso. Quando è nato il BDS, sono andato sul suo sito e vi ho trovato comodamente elencate tutte le aziende israeliane che esportano nel mondo. Mi interessava sapere quali erano e da allora, a parità di condizioni e preferibilmente, compro solo quei prodotti. E come me, tanti altri, i quali, se debbono scegliere tra Israele e islam, evidentemente non hanno dubbi.

- Maria Elena Boschi, altrimenti detta Etruria, ha affermato recentemente che al prossimo referendum di Novembre bisognerà votare sì alla sua riforma costituzionale, tanto per intenderci, quella da lei portata avanti dopo aver conseguito un master post laurea. E fin qui nulla di sensazionale. Importa invece quello che lei ha aggiunto subito dopo e cioè che la vittoria del sì determinerà la sconfitta del terrorismo islamico. Basta dire che l’affermazione è semplicemente idiota e ridicola? Non basta, perché c’è qualcosa di più grave in tutto questo e cioè che siamo nelle mani di un gruppo di mentitori incalliti, sfrontati, incapaci e dementi.

lunedì 1 agosto 2016

L'odio e il disprezzo

Io disprezzo
Ho letto anche io l’editoriale di Libero del 27 luglio scorso, Io odio l’Islam (leggi qui), in cui Filippo Facci dice chiaramente quello che molti pensano e non dicono per quieto vivere, per assuefazione, per stanchezza e quasi sempre con un po’ di viltà. Concordo con molti dei suoi giudizi ed ho una sola riserva sull’uso della parola “odio”, perché l’odio si riserva a ciò che non solo è male ma ha anche una sua implicita, tragica grandezza, dal momento che c’è una grandezza anche nell’operare il male. E da questo punto di vista pochi momenti e pochi personaggi storici possono meritare l’odio: ci metto Hitler ed il nazismo, Stalin ed il comunismo sovietico, Robespierre ed il terrore giacobino e poco altro. Ma come si fa ad odiare l’Islam? Quell’Islam che ci sta sommergendo con la sua invasione ed è arrivato dove è arrivato solo grazie alla complicità ed alla viltà dell’Occidente? Ecco, per quanto mi riguarda, più che odio io avverto disprezzo per l’Islam e per tutto ciò che esso rappresenta.
- Io disprezzo Maometto, falso profeta, assassino e pedofilo. Decapitò personalmente con la spada 600-900 uomini e ragazzini ebrei disarmati e tra le sue nove mogli una, Aisha, aveva solo nove anni.
- Io disprezzo il Corano, il libro sacro dell’islam, dove, in mezzo ad alcune, poche idee accettabili, sono riportate tante idee discutibili, inaccettabili, rivoltanti e stomachevoli sui seguaci delle altre religioni, sulla donna, sulla concezione generale della vita, sull’aldilà, dove sono in attesa 72 vergini per chi è degno del paradiso.
- Io disprezzo la loro poligamia, con la possibilità, concessa ad ogni musulmano, di avere fino a quattro mogli contemporaneamente tra le quali scegliere, notte per notte, quella più disponibile.
- Io disprezzo la loro concezione del fidanzamento e del matrimonio, nel quale la moglie è considerata un oggetto, viene comprata dal marito e l’unità di misura per l’acquisto è il cammello. Una donna che vale molto può essere comprata con non meno di 50 cammelli.
- Io disprezzo il loro codice penale, la sharia, ispirato ai dettami del Corano, che prevede la condanna a morte per un’infinità di reati, tra cui l’omosessualità, la conversione ad altra religione, la mancanza di rispetto nei confronti di Allah e di Maometto.
- Io disprezzo la teatralità delle loro pene, le scudisciate in pubblico, le decapitazioni, gli sgozzamenti, le crocifissioni, le impiccagioni multiple nelle pubbliche piazze. Chi fa queste cose appartiene veramente alla razza umana?
- Io disprezzo la loro infingardaggine, per cui tutto avviene Inshallah, se Dio vuole, cosa che li pone in uno stato di inerte rassegnazione e di oziosa attesa nei confronti della vita.
- Io disprezzo le loro moschee, tutte uguali in ogni parte del mondo e con nessuna raffigurazione umana. L’unica forma di arte che vi è permessa è quella rappresentata dai ghirigori, dai punti e dalle linee.
- Io disprezzo il loro modo di pregare, con i deretani all’insù e l’aria tutt’intorno che viene spesso ammorbata dagli effluvi intestinali.
- Io disprezzo la loro incultura. Conoscono a memoria un solo libro, il Corano, e nel corso della loro intera vita non leggono niente altro, o quasi. Si vantano spesso di avere avuto due grandi filosofi, Avicenna ed Averroè, in realtà semplici esegeti e traduttori di Aristotele, e di aver inventato lo zero. Contenti loro!
- Io disprezzo le loro donne intabarrate in niqab, burka e chador. Si muovono come fantasmi nella notte e si limitano a vivere respirando e movendo i piedi e le mani.
- Io disprezzo tutta quella cianfrusaglia esposta sui loro banchetti e che essi riescono a vendere dopo  trattative defatiganti solo quando si decidono a dimezzare il prezzo iniziale.
- Io disprezzo il loro cibo disgustoso, soprattutto il kebab, preparato con la cucina halal, che prevede infinite sofferenze per gli animali lasciati dissanguare con una morte lenta e atroce.
- Io disprezzo le loro barbe incolte, l’odore che emanano e la scarsa igiene, connaturata alla loro secolare assuefazione al deserto, arido e quasi del tutto privo di acqua. Si limitano a togliere le scarpe e a lavare i piedi quando entrano nella moschea.
- Io disprezzo la loro capacità di simulare e giurare il falso, del resto considerata lecita e giustificata dal Corano nei confronti degli infedeli, che poi siamo noi, i Cristiani.
- Io disprezzo le loro implorazioni nel momento in cui arrivano da noi e la loro immediata, successiva tracotanza una volta che li abbiamo accolti e sistemati.
Io li disprezzo per tutto ciò e mi rifiuto di integrarmi con chi professa questa religione. Perché noi siamo Cristiani, eredi, sì, diciamolo con un grido, della tradizione e della civiltà giudaico-cristiana-greco-romana e non possiamo integrarci con questa barbarie.
E ovviamente disprezzo anche quelli, tra di noi,  che dicono che dobbiamo accoglierli, che dobbiamo sostenerli, che dobbiamo integrarli. Ma questo è un discorso ancora più grave e rivoltante, su cui mi riservo di tornare.