venerdì 20 maggio 2016

E' morto Marco Pannella


E’ morto Giacinto Pannella, detto Marco. In queste ore infuriano su stampa e TV i necrologi, i ricordi, i commenti,  tutti improntati all’ammirazione e alla celebrazione. Certo, nihil de mortuis nisi bonum, dei morti non si può che parlar bene, e anche io mi associo, per quel che possono valere le mie modeste parole, alla celebrazione universale. Ma fu vera gloria? Marco Pannella ci teneva ad essere, e ad apparire,  una persona fondamentalmente schietta e quindi certamente non si dispiacerà se io, nell'allisciamento generale del pelo, mi permetterò di fargli anche il contropelo.

Dunque. Pannella incominciò a diventare famoso con il trionfo nei referendum su divorzio ed aborto. Furono meriti quelli? E’ indubbio che per molti lo furono. Ma, col senno di poi, furono quelle veramente delle vittorie o non piuttosto l’inizio di una frana che di recente è approdata alle unioni civili, alle coppie di fatto, all’utero in affitto e presto (c’è da giurarlo) porterà all’eutanasia, alla liberalizzazione delle droghe pesanti, all'accettazione della pedofilia e dell’incesto?

Lo so: è antipatico atteggiarsi a depositari esclusivi del bene e della verità e io sono ben lontano dall’avere simili certezze. So bene che a tante persone queste cose piacciono, che per tante persone la somma disponibilità e manipolazione della propria vita equivale alla massima libertà possibile e che probabilmente anche la desertificazione delle nascite, se è conseguenza della libera scelta e del libero convincimento degli individui, rappresenta l’optimum perfino per i popoli allegramente destinati alla scomparsa.

Ma non è tutto. Pannella creò anche Radio Radicale, una radio che vanta una media di qualche centinaio di ascoltatori al giorno. Orbene questa radio è stata mantenuta, e penso che continui ad essere mantenuta,  dal finanziamento pubblico. Ricordo che Pannella, incurante dello sperpero, difese sempre strenuamente questa sua creatura, arrivando a ricattare talvolta singoli uomini politici ed interi governi pur di avere i miliardi di lire che gli servivano a sistemare qualche suo amico.

Ma, dal punto di vista finanziario, in un altro ambito egli riuscì ad eccellere, in anticipo, in netto anticipo sui tempi rovinosi del debito pubblico e dell’attuale dissesto finanziario. Probabilmente non tutti lo sanno, perché i media e le lacrime di oggi tendono a stendere un velo pietoso su questo aspetto della sua attività politica, ma certe cose bisogna pur dirle.

Orbene bisogna sapere che da qualche tempo il fu partito Radicale non riesce quasi più ad eleggere qualche deputato o senatore, ma ci furono tempi gloriosi, gli anni 80-90 del Novecento, in cui tra Camera e Senato veniva eletta una discreta pattuglia di rappresentanti radicali, una ventina circa. Erano gli anni giocondi dei superstipendi, dei superfinanziamenti ai partiti, dei vitalizi, gli anni in cui esplodeva quel debito pubblico che ancora oggi ci sommerge. Beh, Pannella ci mise allegramente del suo, contribuendo, per quanto dipendeva da lui, a quell’esplosione. Aveva, a tal proposito, ideato un sistema particolarmente ingegnoso per aumentare le entrate del partito e dei rappresentanti radicali e, a quel che ne so, fu l’unico ad applicarlo in modo rigoroso e quasi scientifico. Allora i vitalizi dei parlamentari scattavano anche se si era stati deputati o senatori per un solo giorno e Pannella costrinse tutti gli eletti a dimettersi a rotazione in modo da far subentrare i primi dei non eletti. Insomma, per farla breve, 20 eletti radicali comportavano a fine legislatura almeno il doppio o il triplo dei vitalizi. Il fatto che poi quei vitalizi fossero in parte dirottati nelle casse del partito non attenua la gravità della cosa. A coronamento bisogna pur dire che il Partito radicale era ufficialmente contro il finanziamento pubblico dei partiti.

Potrei continuare con qualche altra furbata del simpatico Marco, ma preferisco fermarmi qui.

Marco, o Giacinto, se preferisci essere chiamato così, scusami se ho ricordato qualche cosetta che forse preferivi non fosse ricordata. Ma non ce l’ho fatta. Tu eri una persona schietta ed immagino che, anche adesso che sei lontano dalle miserie della vita, continui ad essere una persona schietta. Sono certo che ami la verità, non le sciocchezze che si stanno dicendo su di te in questi tempi calamitosi.





Nessun commento:

Posta un commento